Fascismo e antifascismo, categorie che fino a qualche anno fa sembravano superate, obsolete, e inerenti solo una certa aria di sinistra incapace di guardare avanti svincolandosi così da vecchi schemi del passato, tornano oggi a galla cariche di nuova forza. C’è un atteggiamento fascista che attraversa lo stivale da nord a sud, dalla schedatura dei nomadi (italiani per la maggio parte) all’interno dei campi rom, ai roghi di Ponticelli, alla caccia all’immigrato irregolare perseguibile penalmente solo perché clandestino, ai pestaggi a danno dei cosiddetti “diversi”, fino all’omicidio. C’è un clima di intolleranza che si nutre di paura, di informazione falsata, di allarmismo, il tutto con l’avallo di una classe politica al potere che attraverso provvedimenti ad hoc ha dato ampio spazio all’esplosione della violenza privata.

Tornare a parlare di fascismo e antifascismo ha ancora senso. Perché laddove vengono palesemente violati i principi più elementari di libertà e democrazia, quelli sanciti dalla nostra costituzione, è inevitabile tornare indietro storicamente e trovare quel filo conduttore che non si è mai spezzato.
Discriminare una persona in base al colore della pelle, alla religione, all’appartenenza etnica, all’orientamento sessuale, significa andare contro tutte le conquiste fatte a caro prezzo nel corso dei secoli, confluite non solo all’interno della nostra Carta Costituzionale ma anche in una “Dichiarazione universale dei diritti umani”.
Siamo già alla deriva? Probabilmente si, probabilmente lo siamo. Ma c’è un antidoto a questo: tornare a parlare, aprire tavoli di confronto utili a stimolare la riflessione e il dibattito.
Dietro un’emergenza sicurezza pompata ad hoc si cela una mancanza di elaborazione politica che parta dal basso, che abbia come referenti, in primis, i cittadini, ovvero chi dovrebbe essere il vero protagonista della vita di un paese democratico.
E’ proprio a partire da tali premesse che il Comitato cittadino antifascista di Orvieto continua a muoversi sul territorio.
Il 14 giugno Orvieto ospiterĂ il giornalista e regista Claudio Lazzaro, autore di un documentario molto discusso e boicottato dai canali della grande distribuzione:
“Nazirock- Come sdoganare la svastica e i saluti romani”.
Con l’occhio attento del giornalista avvezzo a raccontare, Lazzaro mostra una realtà che sembra distante di decenni, ma che invece fa parte dei nostri giorni: gruppi e organizzazioni politiche di ispirazione neofascista, da Forza Nuova a Fiamma Tricolore, i tanti ragazzi che fanno riferimento a quell’area politica, le idee, i libri, i gadgets… il tutto sul filo conduttore della musica che passa appunto sotto la definizione di “Nazirock”.
Braccia alzate, svastiche, negazionismo sono gli ingredienti che spiccano con maggiore evidenza e che hanno scatenato l’ira di Forza Nuova. Il partito di Fiore ha infatti impedito, ricorrendo alla minaccia legale, che il documentario venisse distribuito nelle sale cinematografiche di tutt’Italia. Nazirock, ha continuato a circolare in maniera “clandestina”, e anche questo non è stato visto di buon’occhio: qualche tempo fa, un attacco di cracker ne ha oscurato il sito ufficiale e successivamente, su Youtube, ha cominciato a circolare un video che invitava al boicottaggio, per arrivare poi ad azioni concrete e gravi come l’aggressione al centro sociale ex-mattatoio di Perugia nel cuore della notte, in seguito alla proiezione dello stesso. Il tentativo è quello di far tacere voci considerate scomode.
Noi invece parleremo con Claudio Lazzaro nel pomeriggio del 14 durante un ampio dibattito dal titolo, Un’Italia alla deriva: tra fascismi vecchi e nuovi avanza la paura del “diverso” volto, appunto, ad analizzare il clima di intolleranza diffusa che ha invaso il paese.
Accanto a Claudio Lazzaro ci sarà Ines Stornelli (figlia di Ulderico Stornelli, uno dei Martiri di Camorena, trucidato dai fascisti nel ’44) assente da molti anni da Orvieto, che porterà la sua preziosa testimonianza.
Sono stati poi invitati a partecipare i rappresentanti di A.N.P.I. Terni e Perugia, un rappresentante dell’A.N.P.I. Roma-Lazio, il cui contributo si rende indispensabile dato il delicato contesto romano e la forza che i movimenti neofascisti hanno sempre conservato nella capitale; un rappresentante dell’Arcigay Omphalos Perugia, e Rodolfo Ricci, segretario generale FIEI (Federazione italiana emigrazione immigrazione).
Il 14 giugno rappresenta infine una data simbolo per questo territorio: in quel giorno si ricordano i Martiri del Pomarro (Allerona), 5 contadini, innocenti, trucidati da nazisti ormai in fuga. Le celebrazioni ufficiali avranno luogo ad Allerona nel pomeriggio del 14, invece, in seno al nostro dibattito andremo ad ospitare, tra gli ultimi interventi, Roberto Ricci del Comitato per le celebrazioni in ricordo dei martiri del Pomarro
In occasione dell’incontro, il Comitato, cercherà di fare chiarezza sui fatti avvenuti il 29 marzo di quest’anno, in occasione della commemorazione dei Martiri di Camorena.
La proiezione di Nazirock, invece, si terrĂ alle ore 21.00 presso la Sala del Governatore, Palazzo dei Sette.
Seguirà dibattito con l’autore.

Scheda tratta dal sito www.nazirock.it
NAZIROCK
Un film documentario di Claudio Lazzaro
(Durata:75 min. Supporto: Digibeta o DVD)
L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali,
lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.
La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata.
NAZIROCK racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.
Il film apre con le immagini dei “due milioni” convocati a Roma dall’opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell’estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si è svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.
Alla manifestazione di Forza Nuova si vendono decalcomanie filonaziste, stemmi con la faccia di Hitler da applicare alle felpe, testi negazionisti che non temono di sfoggiare in copertina titoli come “Auschwitz: fine di una leggenda”.
Dal palco ascoltiamo politici e intellettuali provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania, discettare di “cataclisma multirazziale” e “Uomo Nuovo di fronte alla Decadenza”. Assistiamo fino a notte fonda, nel grande hangar che di giorno ospita i dibattiti, allo spettacolo dei concerti rock: una folla a braccio teso nel saluto nazifascista, giovani che srotolano un grande striscione, accuratamente stampato. Il testo, in caratteri cubitali: “PIU’ NAZISMO PER TUTTI”.
Tra i relatori, a Viterbo, forse il più applaudito è Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, che dieci giorni dopo il suo intervento al Campo d’Azione viene arrestato per rapina. Appassionato anche l’intervento di Andrea Insabato, condannato a 12 anni, poi ridotti a 6, per l’attentato dinamitardo alla sede del Manifesto. Mentre gli Hobbit intonano un inno allucinato alla violenza negli stadi “Frana/la curva frana/sulla polizia italiana” che anticipa, e sembra invocare, gli scontri sanguinosi di Catania e la morte dell’ispettore Filippo Raciti
Ma ancora più interessanti e rivelatrici sono le interviste ai giovani che partecipano al meeting politico, facce da proletari, ragazzi che non hanno occhi cattivi, ma che potrebbero fare cose molto cattive, guidati da chi sa strumentalizzare la loro voglia di giustizia e la loro ignoranza a volte abissale. Li ascoltiamo senza commentare, li guardiamo, nel montaggio alternato coi brani nazirock, inframezzati ai materiali di repertorio che ricordano gli orrori e le distruzioni provocati da un’ideologia portatrice di morte e vergogna.
Un incubo che lascia spiazzati, perché la domanda è sempre la stessa: “Possibile che la storia non riesca a insegnare nulla?”
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